1) Con l’entrata del socio privato, ovvero con la privatizzazione, le tariffe aumenteranno?
Le tariffe sono regolate dalla legge (DM 1 agosto 1996) e deliberate dall’AATO che è costituito dai comuni che fanno parte dell’ATO (Ambito Territoriale Ottimale). Le tariffe sono quindi deliberato da un organismo interamente pubblico. La normativa in materia tariffaria prevede che le tariffe finanzino i costi di gestione ei costi di investimento, oltre a riconoscere l’inflazione dei prezzi. Le tariffe sono quindi destinate a crescere in relazione al crescere degli investimenti. La loro dinamica non è in alcun modo collegata alla proprietà pubblica o alla presenza del privato nella compagine di gestione.
2) Con la privatizzazione potrebbero peggiorare i livelli di servizio all’utente?
I livelli di servizio all’utente sono stabiliti dalla carta del servizio approvata dall’AATO. Il gestore ha l’obbligo di assicurare questi livelli di servizio e il loro mancato raggiungimento è sanzionato con delle penali che prendono la forma di indennizzi diretti all’utente o penalità espresse in minori ricavi per gli esercizi successivi. In entrambi i casi le penalità sono costi che non sono riconosciuti in tariffa e diminuiscono la redditività della gestione. Con l’entrata di un socio privato nella compagine sociale non si modificano ne la carta dei servizi ne i livelli di servizio che la società deve garantire all’utente. Anche con l’entrata del socio privato, la società è penalizzata se non assicura i livelli di servizio e quindi è incentivata sul piano della redditività a rispettare i livelli di servizio.
3) Con la privatizzazione si peggioreranno le condizioni di lavoro dei dipendenti e si potranno mettere a rischio gli attuali livelli di occupazione?
Le condizioni di lavoro dei dipendenti sono assicurate dal contratto collettivo di lavoro e dagli accordi sindacali sin qui sottoscritti fra le organizzazioni dei lavoratori e la società. Questi accordi e il sistema di relazioni sindacali fin qui realizzato sono una parte fondamentale del contratto che verrà sottoscritto dal socio privato che sarà selezionato attraverso la gara. Questo sistema di relazioni si evolverà seguendo il contratto collettivo di lavoro, mentre gli accordi aziendali fra le organizzazioni dei lavoratori e la società saranno sottoposti all’approvazione degli organi societari. L’assunzione e gli eventuali licenziamenti sono attualmente di competenza del Consiglio di Amministrazione, che anche dopo la gara per la scelta del socio privato, vedrà la maggioranza dei soci pubblici.
4) Quale sarà il cambiamento più importante che ci si aspetta con l’entrata del socio privato nella compagine societaria?
La gara selezionerà il socio privato che formulerà l’offerta economicamente più vantaggiosa. L’offerta conterrà anche l’impegno a sottoscrivere un aumento di capitale comprensivo di un sovrapprezzo azioni. Con l’aumento di capitale si riequilibrerà la struttura finanziaria della società, e si potranno rimborsare l’arretrato verso i fornitori e i prestiti a breve contratti con le banche. La nuova struttura finanziaria della società consentirà di avviare le trattative per ottenere un finanziamento strutturato tale da poter riprendere la realizzazione degli investimenti previsti dal Pian o e assicurare il miglioramento dei livelli di servizio e lo stato delle infrastrutture.
5) Con la privatizzazione si affiderà la responsabilità della gestione al socio privato?
Con la gara si sceglierà un socio privato che è disposto a sottoscrivere l’aumento di capitale e quindi a investire del capitale nella gestione del servizio. Una delle condizioni affinchè sia possibile trovare un socio che sottoscriva l’aumento di capitale è assicuragli la possibilità di avere la responsabilità nella gestione della società. Tale condizione è, sia pure in forma relativa, anche una previsione di legge. Infatti l’art. 23 bis del D.lgs XX/2000, prevede espressamente che si selezioni un socio privato con “responsabilità di gestione”. La responsabilità della gestione sarà tuttavia regolata dallo statuto della società e dai Patti parasociali fra i soci pubblici e i soci privati, che prevedranno forme e modalità sia per l’attribuzione delle responsabilità di gestione che per la rendicontazione delle scelte di gestione al consiglio di amministrazione.
6) Nel caso in cui nei così detti referendum sull’acqua, dovessero prevalere i si, sarebbe sempre necessario procedere alla gara per la scelta del socio privato?
Se dovessero prevalere i si e i referendum superassero il quorum, si avrebbe l’abolizione di articoli e parti di articoli che riguardano anche l’organizzazione dei servizi idrici, in particolare sarebbe abrogato l’art. xxx del D.lgs xxx che prevede, come forma obbligatoria, la gara per l’affidamento o la gara per la scelta del socio privato. Se da una parte verrebbe meno l’obbligo per legge di privatizzare, la società dovrebbe in ogni caso, per riequilibrare la propria struttura patrimoniale e finanziaria, procedere ad un aumento di capitale attraverso la gara per la scelta del socio privato. Ovvero, la società dovrebbe comunque fare un aumento di capitale e, attualmente, l’unico modo per realizzarlo è quello di fare una gara per la scelta del socio privato.
7) Non è possibile che l’aumento di capitale si realizzi attraverso una ulteriore sottoscrizione da parte dei comuni?
I comuni soci hanno fin qui sottoscritto, in più soluzioni, gli attuali 16,5 milioni di capitale, 2 milioni alla costituzione, 13 milioni con l’aumento di capitale deliberato nel novembre del 2008 e 1,6 milioni con l’ultima sottoscrizione chiusa nell’agosto 2010. L’attuale disponibilità dei comuni è pesantemente condizionata dalle iniziative del governo centrale intrapresa per la riduzione della spesa pubblica. I tagli stanno rendendo difficile ai comuni il mantenimento dei servizi fin qui assicurati ai cittadini. Tutto questo rende impraticabile una soluzione che preveda un nuovo e consistente aumento di capitale da parte dei comuni.
8) Perché non realizzare l’aumento di capitale necessario al riequilibrio della società attraverso l’azionariato popolare?
La società attualmente gestisce il servizio idrico per circa 200.000 utenze. Nell’ipotesi che si dovesse realizzare un aumento di capitale fra i 20 e i 30 milioni di euro, se ogni utente sottoscrivesse una frazione dell’aumento di capitale di 100/150 euro a testa, si potrebbe arrivare a raccogliere l’aumento di capitale necessario. La sottoscrizione del capitale sociale deve essere tuttavia una scelta volontaria da parte dell’utente. Nell’ipotesi di convincere il 10% dell’utenza a sottoscrivere l’aumento di capitale, la quota unitaria salirebbe a 1.000/1.500 euro per utente. Si tratta di obiettivi difficili, ma non impossibili in un contesto di fiducia da parte dell’utente investitore nei confronti della società. Tuttavia questa strada non è praticabile perché la normativa prevede solo la gara o la gara per la scelta del socio privato e ogni altra alternativa è quindi preclusa.